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Tuttosport

ottobre 8, 2012 | Posted By: | MyWords · News |

Appartengo a una generazione di mezzo. Siamo ragazzi che hanno scritto lettere d’amore prima di essere risucchiati nel vortices dei social network. Telefonavamo alle amiche con la scusa dei compiti con il rischio di dover prima salutare con garbo e gentilezza i genitori delle nostre amate, perché il primo telefonino lo abbiamo visto a 18 anni e non era il nostro. E per noi la parola “computer” voleva dire soprattutto Commodore 64 e Amiga 500, con KickOff e Sensible Soccer prima di tutti gli altri giochi.

Giochi di calcio. Avventure in curva. Collezione di biglietti. Le partite di coppa Uefa valevano il triplo. Le trasferte il doppio. Collezionavamo anche le sciarpe, senza distinzione di appartenenza, perché dietro ai colori di una squadra, c’era una filosofia di vita, erano sciarpe vissute, che parlavano di cori al freddo, di avventure in autogrill, e storie di amicizia e dolore che si mischiavano al fischio di inizio di una partita decisiva. Non per il campionato, non soltanto. Ma per la tua settimana. Vincere voleva dire karma positivo per tutto il resto. Perdere l’esatto contrario.

La corsa allo stadio con la sciarpa del Bologna legata al manubrio della Vespa Special valeva oro. Il vento in faccia e il clacson a dare ritmo all’ennesimo coro portafortuna. La cabala. La paura. Un rinvio, un’azione veloce in contropiede, gli occhi sgranati mentre si applaude a tempo di tamburo, che il capo ultras se non ti impegni sale su e ti tira una sberla. Il cross dalla fascia, un secondo di silenzio senza respiro. Tiro al volo, palo, gol. Una gioia che si trasforma in una slavina di braccia e gambe intrecciate. Abbracciare uno sconosciuto gridandogli in faccia che cosa? La frustrazione di una vita difficile, di un weekend senza luce? Sfogando tutto quello che non sai in un gesto sgraziato e furibondo. Le braccia al cielo. Non sei più dove sei. Dieci gradini più sotto, ora puoi dire grazie al tuo beniamino.

Pensi che non morirà mai, che sta scrivendo per te la tua storia. Invece passeranno gli anni, e anche lui appenderà le scarpette al chiodo ma tu no, avanti un altro campione che c’è ancora posto per i sogni. Uno dei giorni più belli della mia vita è stato quando ho letto sul giornale che Roberto Baggio sarebbe venuto a giocare al Bologna. Poi Signori. Poi Di Vaio. Poi Gilardino.  Campioni dati per finiti e ora nella storia della mia città. Idoli che per noi resteranno nel tempo.  Disillusi mai. Generazione di ragazzi cresciuti amando il campionato e le figurine Panini non possono perdere fiducia. Cambiasse tutto come sta cambiando, per noi il calcio resta quello. E anziché dire “basta, non mi riconosco più”, trasportiamo la nostra fede nel Pallone ripulendolo ogni domenica con un nuovo grido, un nuovo pianto sperando. sempre che sia di gioia.

Cesare Cremonini

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